AZIONI

  • Recupero dei rifiuti e degli attrezzi da pesca perduti in siti natura 2000 e Zone Marine Protette, grazie alla sensibilizzazione ed attiva collaborazione dei pescatori.

Durante le normali attività di pesca, i pescatori issano a bordo, assieme al pesce, una certa quantità di rifiuti di origine antropica, ivi compresi gli attrezzi da pesca perduti o abbandonati. Diversi sono gli effetti negativi che la loro presenza produce sugli ecosistemi marini, sulle attività commerciali degli operatori della pesca, nonché su quelle turistiche.

Fanno parte del rifiuto anche gli attrezzi fantasma, ovvero gli attrezzi da pesca smarriti che in alcuni casi continuano a catturare, sottraendo risorse all’ambiente.  Gli attrezzi da pesca vengono smarriti soprattutto a causa delle condizioni meteo marine avverse, o per qualche inconveniente che capita al pescatore, come l’incagliamento in qualche ostacolo sul fondo. In alcuni casi può anche trattarsi di scarsa attenzione alle procedure di smaltimento del materiale di risulta.

Il potere di cattura degli attrezzi fantasma è in relazione a tante variabili (come del resto quello degli attrezzi da pesca in generale).

In tutti i casi, l’importanza del recupero degli attrezzi fantasma prescinde dal loro potenziale di cattura, perché costituisce, soprattutto, un’azione dimostrativa ed educativa, evidenziando buone prassi nella conduzione delle operazioni di pesca.

Questa azione vuole sperimentare un approccio innovativo alla gestione del problema dei rifiuti marini, ipotizzando, al termine dell’azione di raccolta, una possibile filiera del rifiuto, che superi le difficoltà già incontrate in altre esperienze simili. Questo sarà possibile solo se si riuscirà ad innestare quel processo di cambiamento, che vede i pescatori consapevoli e primi responsabili nei confronti dell’ambiente.

  • Sperimentazione di soluzioni per ridurre il by-catch, allo scopo di prevenire le catture accidentali di specie protette (Caretta caretta).

Per quanto attiene all’attività di pesca, questa comporta, oltre le catture mirate (cioè le specie target di carattere commerciale), la cattura di altre specie non desiderate che vivono o si trovano nell’ambiente in cui i diversi attrezzi da pesca operano. Soprattutto in un ambiente come il mar Mediterraneo, caratterizzato da una pesca a carattere multi specifico, le catture di questo tipo sono molto frequenti.

Una specie interessata in modo sensibile dalla cattura accidentale è la tartaruga marina, Caretta caretta, specie prioritaria inserita nella Direttiva Habitat e protetta da numerose Convenzioni internazionali, che ha assunto, negli ultimi anni, un valore determinante per la biodiversità marina nel bacino del Mediterraneo, dove la pesca professionale costituisce la principale minaccia per la sopravvivenza della specie.

Le stime fatte nel corso degli ultimi anni suggeriscono che nel Mediterraneo ogni anno oltre 130 mila tartarughe marine della specie Caretta caretta rimangono vittime di catture accidentali da parte dei pescatori professionisti.

I palangari derivanti e le reti a strascico esercitano il loro maggiore impatto rispettivamente nella fase pelagica e demersale della vita delle tartarughe marine.

Il palangaro è l’attrezzo ad ami più usato nella pesca professionale. E’ costituito da una serie di ami innescati e collegati tramite degli spezzoni di filo di nylon chiamati “braccioli” a un unico filo o cavo, detto “trave” o “madre”, lungo anche diversi chilometri.

Alcuni studi hanno confrontato l’utilizzo di ami “circolari” rispetto ai classici ami “J” utilizzati e hanno dimostrato che gli ami circolari vengono ingeriti con maggiore difficoltà. Questo tipo di ami riduce, da una parte, il numero di tartarughe marine catturate accidentalmente e, dall’altra, risulta di più agevole estrazione dalla bocca delle tartarughe eventualmente catturate, determinandone anche ferite meno gravi.

L’azione presenta un approccio innovativo alla problematica, perché si propone di partire dalle esperienze già realizzate in altri ambiti per cercare di superare quelle difficoltà che gli operatori incontrano e che hanno impedito, finora, una ampia diffusione dell’utilizzo di questo attrezzo.

  • Valutazione degli impatti dei Piani di Gestione sulle aree Natura 2000 e sulle zone di pesca interessate dai Piani di Gestione.

L’intervento ha quale obiettivo quello di approfondire, lo stato di adempimento e i risultati derivanti dall’attuazione dei diversi Piani di Gestione all’interno delle aree protette della Rete Natura 2000, oggetto di approfondimento nell’ambito della presente proposta progettuale. L’obiettivo è quello di arrivare ad una fotografia dello stato di ciascuna realtà al fine di proporre agli organi preposti ipotesi di intervento che portino ad un miglioramento, aggiornamento, e consolidamento degli attuali Piani di Gestione.

Contestualmente, si cercherà di favorire un confronto per lo scambio di buone pratiche e la condivisione di criticità in seno ai Piani di Gestione o al loro stato di attuazione, accrescendo la consapevolezza ambientale dei pescatori e di tutti gli stakeholder coinvolti nella definizione, gestione e valutazione dei Piani di Gestione nelle aree Natura 2000.

  • Monitoraggio dei siti Natura 2000 selezionati, quale sostegno alla definizione di misure di gestione della pesca.

L’azione mira a realizzare:

  • una mappatura della distribuzione spaziale e temporale dello sforzo di pesca, all’interno dei siti Natura 2000 selezionati, a norma delle direttive 92/43/CEE e 2009/147/CE, conformemente ai quadri di azioni prioritarie istituiti a norma della Direttiva 92/43/CEE
  • una mappatura degli habitat prevalenti di fondo
  • analisi e valutazione di due servizi ecosistemici (SE), un processo considerato fondamentale per una buona governance delle risorse ambientali basata sulla conservazione e tutela della biodiversità, e la valorizzazione sostenibile:
  • habitat per la biodiversità,
  • sequestro del carbonio,
  • Consultazione dei portatori di interesse per la gestione e il monitoraggio dei siti natura 2000 e delle zone marine protette.

L’attuazione del presente intervento prevede di realizzare una capillare fase di consultazione e sensibilizzazione dei portatori di interesse, per la condivisione delle misure di gestione esistenti o da definire, ai fini della conservazione di habitat e specie di interesse, nei siti Natura 2000 individuati. Si rende necessario, in una politica di gestione responsabile, prevedere un pieno e consapevole coinvolgimento dei pescatori e di tutti gli stakeholder, condividendo finalità e conoscenze scientifiche.
Scopo di questa attività è l’individuazione di una strategia condivisa a supporto dell’identificazione di politiche gestionali sostenibili, sia da un punto di vista economico che ecosistemico.

  • Mappatura georeferenziata dei rinvenimenti di specie alloctone, per valutare la fattibilità di interventi di eliminazione o che rendano possibile in controllo di quelle invasive.

La presenza di specie aliene nelle acque del Mediterraneo sta diventando sempre più massiccia. Negli ultimi anni si è assistito all’aumento impressionante dei loro rinvenimenti, una volta solo occasionali. Quando la loro presenza è tale da assumere il carattere di invasione, si riscontrano implicazioni sia di carattere ecologico che economico.